SUPPORTI TEORICI

IL SISTEMA DEGLI SPAZI VERDI

Il sistema del verde può essere utile per il ridisegno del tessuto urbano e per rispondere ad una vasta gamma di criticità ambientali e sociali. Gli spazi verdi urbani sono efficaci per contenere le emissioni degli inquinanti, per migliorare la varietà e la ricchezza degli habitat, per migliorare la qualità paesaggistica dei luoghi e per offrire opportunità ricreative e di svago. A questa vastità di funzioni deve corrispondere una serie eterogenea di modalità di intervento adeguata alla varietà delle situazioni e delle criticità incontrate.


L’ECOLOGIA DEL PAESAGGIO

PAESAGGIO = “Area territoriale eterogenea, composta da un gruppo di sistemi interagenti che si ripete in forma simile in zone contigue” (Forman e Godron, 1986).

Lo studio del mosaico paesistico ha permesso di individuare i fenomeni che hanno dato origine alla frammentazione, attraverso l’analisi delle differenti componenti del mosaico (patches, corridoi) quali fattori o ricettori di frammentazione del paesaggio, un processo legato principalmente alla attività umana sul territorio e può essere definita come il meccanismo attraverso il quale una copertura omogenea viene suddivisa in più parti separate, o addirittura rimossa. L’ecomosaico viene modellizzato attraverso: Patch (tessere): aree non lineari omogenee che differiscono da ciò che le circonda. Corridoi: elementi di unione tra le tessere. Le tessere connesse dai corridoi sono definite “nodi” . Matrice: l’ecosistema sullo sfondo (es. uso del suolo prevalente).

L’OGGETTO DI STUDIO: LE ZONE MARGINE

­Il MITO DELL’URBANO ha cancellato il paesaggio sostituendolo alle immagini pubblicitarie, messaggi virtuali di un paesaggio che non esiste, che accentuano il distacco con la realtà, aumentando il solco tra il materiale delle forme degli spazi quotidiani e i desideri degli spazi immaginifici I MARGINI URBANI La dissoluzione dei margini urbani è anche legata all’estrema velocità delle trasformazioni che avvengono in questi luoghi dove è il movimento a caratterizzare lo spazio. Il movimento non sono le trasformazioni fisiche della struttura urbana ma il modo di vivere gli spazi, la velocità non è data da entità materiali ma da un epoca dominata dai mezzi tecnologici: la città cibernetica, che nell’indefinita scala di sviluppo globale smaterializza il territorio come orizzonte costitutivo delle regole, sostituendolo a un territorio virtuale.

Le AREE MARGINE si impossessano quindi di un VALORE POSITIVO: rappresentano un territorio da esplorare ricongiunzioni di esperienze percettive che ci legano alla corporeità, di luoghi dove l’immaginazione può spaziare liberamente, come rivendicava lo scrittore Julien Gracq, che andava a definire i luoghi di margine come identificativi di quel paesaggio limite, che non era un condizione negativa, ma esprimeva un non confine da oltrepassare “per aprirsi a contenuti semantici latenti come mediazione, connessione e opportunità“… “I paesaggi del limite” possono essere “spazi di sogno e di libero vagabondaggio“, come per Gracq, o luoghi dove l’immagine, re-inventandone gli spazi, precede la funzione come per Augè. Spazi limite che Kevin Lynck definisce quegli spazi di transizione – dove “ci si sente in due territori contemporaneamente, con la possibilità di entrare nell’uno o nell’altro a scelta, o spazio di riflessione, adatto alle soste e alle conversazioni“.